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samedi 6 août 2011

Journal Intime de Camillo Casati Stampa

Journal intime de Camillo Casati Stampa -

Siamo tornati a Roma da appena due giorni e la mia amata Anna continua a starsene in disparte e a mostrarsi scontrosa e immusonita.
Oggi io e lei abbiamo fatto una bella camminata lungo una spiaggia semideserta di Focene. È una nostra gradevole scoperta risalente a qualche anno fa, meglio di Ostia dove bisogna rintanar­si in cabina.
È un luogo poco frequentato perché è fuori mano e conosciuto da pochissime persone.
La sabbia in alcuni punti dove forma delle dune è coperta da un po’ di vegetazione, di modo che se uno si vuole spogliare o sì vuole appartare può farlo tranquillamente senza essere visto da nessuno.
Mia moglie era splendida più che mai, camminava davanti a me con il seno superbo scoperto e un piccolo perizoma che le copriva il sesso. Adoro guardare da dietro la sua andatura con l’elegante falcata delle gambe e il movimento basculante delle sue natiche. È come un cavallo di razza nato e fatto per vincere e per essere ammirato, non mi stancherò mai di desiderarla.
Ogni tanto si girava per rassicurarsi che la seguissi e mi sorrideva.
Dopo circa mezz’ora si è messa al mio fianco per parlarmi di una casa che le piacerebbe acquistare in Costa Azzurra a Juan le Pins.
“Basta con l’Ve du Levant! – mi ha detto – Quel posto banale dove tutti praticano nudismo e si può solo guardare gli ammen­nicoli degli altri, mi ha stancata e da quanto ho capito ha stufato anche te. Facciamoci costruire una villa tutta per noi e stiamocene un po’ per conto nostro. Sarebbe ora!”
Presa dalla foga del discorso e delle risate, faceva ondeggiare con grazia sulle spalle i lunghi capelli scuri come l’ebano. La sua bellezza quando è felice diventa luminosa, accecante. Lei sembra­va felice e io, a mia volta, mi sentivo felice del privilegio di posse­dere una tale meravigliosa creatura. Poi, proprio quando ci siamo seduti per riposare, ci sono passati davanti quattro avieri. Quattro ragazzi molto giovani e nemmeno tanto male.
Ho fatto un cenno d’intesa ad Anna, ma lei si è girata visibil­mente seccata dall’altra parte, facendomi capire di non avere nes­suna intenzione di assecondarmi.
“Oggi no, no – mi ha detto con occhi supplici – ti prego! Fammi questa grazia! È una giornata stupenda, non me la rovinare. L’ulti­ma volta, qui, con quel bagnino da due soldi, quel ragazzetto con il costumino a fiori gialli ti ho accontentato, ma oggi lasciami in pace. Se proprio ti va facciamo l’amore noi due, io ti amo davvero e desidero te da solo, non è possibile cercare unavolta tanto di essere una coppia normale?”
“Noi siamo una coppia normale – le ho confermato – io, però, a differenza della maggioranza degli stupidi e ipocriti borghesi, so come fare a rompere la monotonia dell’esistenza. Il sesso banale non fa per noi. Noi due siamo individui straordinari e privilegiati, te ne rendi conto? Mi sembrava che tu, da brava compagna ideale che mi sono scelto, l’avessi capito da un pezzo. Invece da un po’ di tempo ti diverti a fare le bizze, anche se sai che se non mi accontenti sarò costretto a non farti passare il tuo prossimo mensile. Tu personalmente non hai bisogno di soldi perché ogni cosa che ti è indispensabile te la faccio comprare o pagare dal nostro amministratore. Ma il denaro liquido ti serve per farti grande agli occhi del prossimo e soprattutto per passarlo a tua madre. Non capisco perché ti ostini a volerla foraggiare, quando tu stessa ti lamenti della trascuratezza che ha mostrato nei tuoi con­fronti”.
Le parole magiche, come sempre, hanno sortito il loro effetto. Anna si è sfilata il tanga e si è stesa lunga su un accappatoio az­zurro di spugna a cosce divaricate coprendosi il viso con le mani. lo mi sono alzato e ho chiamato vicino a me gli avieri che si erano fermati come paralizzati a guardarla. Quando hanno capito che li invitavo a fare sesso con lei mi hanno guardato a bocca aperta, non ci credevano, pensavano che li prendessi in giro.
Allora ho tirato fuori dal portafoglio un bel po’ di soldi e ho offerto trentamila lire a ognuno di loro dicendo: “Di solito siete voi che dovete pagare per scopare con le prostitute, ora, invece, siete talmente fortunati da essere pagati per farvi una delle più belle donne del mondo, quando lo racconterete ai vostri amici nessuno ci crederà. Su! Potete farlo senza il cappuccio, mi sembrate in sa­lute! Su! Su! Svelti, svelti. Chi è il primo?”
Erano timidi, il più giovane avrà avuto nemmeno vent’anni e forse qualcuno di loro era la prima volta che faceva l’amore. Dopo qualche tentennamento si sono decisi e si sono fatti avanti, in or­dine uno dopo l’altro, non hanno avuto nemmeno il coraggio di spogliarsi, si sono limitati a abbassarsi i pantaloni o a aprime solo la patta. Avevano dei bei membri dritti e, anche se inesperti, ce l’han­no messa tutta! Come gli davano giù e come pompavano!
Uno ha provato a baciarla e lei gli ha sputato in faccia, comun­que il rifiuto sdegnoso non l’ha scoraggiato e non le si è scollato fino a quando non ha terminato.
L’ultimo, un giovincello biondino e riccetto dalla faccia innocen­te che faceva pensare a un cherubino, non la finiva più e quando si è staccato da lei, dopo essere abbondantemente venuto, era anco­ra barzotto. Allora io con un cenno l’ho sollecitato a rimetterglielo dentro e lui ha ricominciato daccapo strizzandole le sise.
Che fregola! Dio! Che gusto! Alla fine gli avieri si sono messi a posto e se ne sono andati.
Anna piangeva raggomitolata sulla sabbia, sporca e scomposta e quanto era desiderabile! Ero così eccitato che invece di mastur­barmi e di venire con le mie mani, come mi piace spesso fare, mi sono tolto i bermuda e l’ho posseduta a lungo, fortemente e prepotentemente e ho goduto nella sua vagina aperta e lubrificata dallo sperma di coloro che l’avevano presa prima di me.
Dio! Le sensazioni divine che ho provato non sono in nessun modo descrivibili! Poi mi sono dato da fare a consolarla, dicendole che l’amavo e che erano proprio queste cose che me la facevano amare ancora di più.
Ma lei non intendeva ragione, ha continuato a piangere e non, la faceva finita, tanto che, visto che non mi riusciva di quietarla in nessun modo e con nessuna promessa, mi sono stancato e l’ho riportata a casa...

Sono preoccupato. Avevo deciso di andare a caccia in Jugosla­via e lei si rifiuta di accompagnarmi, poi le ho proposto di venire con me dai Marzotto sempre per una battuta di caccia all’anatra e mi ha risposto che preferiva rimanere a Roma per riflettere. Su che cosa e su chi dovrà mai riflettere? Secondo me le ha fatto male la compagnia di quel capellone sciroccato. Magari le avrà messo in testa qualcuno di quegli stupidi principi di rivendicazione femmini­le che hanno fatto sì che le donne prendessero posizione contro i maschi e lei si vuole emancipare. Ridicolo!
Da giorni non fa altro che dirmi che con quello che l’ho co­stretta a subire negli ultimi mesi sono arrivato al punto di destare in lei ribrezzo, che ho superato i limiti, che è stanca e che, se non la lascio in pace, vuole andarsene.
Prima, ogni tanto, quando era di malumore, mi diceva che approfittavo di lei e che avrebbe voluto lasciarmi, ma erano solo chiacchiere. Dopo la sfuriata e qualche urletto si rasserenava, io le facevo un bel regalo e tutto si esauriva lì.
Ma questa volta la vedo e la sento diversa, è troppo determinata! lo vorrei che fosse felice con me come lo sono io perché io la amo. Lei con la sua bellezza, la sua sensualità e la sua accondiscen­denza mi ha fatto provare delle sensazioni talmente forti e indi­menticabili alle quali non potrei rinunciare per nessuna ragione al mondo.
Non riesco a credere che si ribelli per amore o per suggeri­mento di uno sbarbatello come Massimo, ma non si può mai dire. Lei non può, non deve amare un altro e non può andare via. lc sono e devo rimanere l’unico suo uomo.
Non posso rinunciare a lei, ho già programmato nuovi esperi­menti sessuali che ci riempiranno piacevolmente la vita.
Pochi giorni fa mi hanno presentato una cantante lirica, una donna di classe, con una gran capigliatura ondulata rosso tiziano naturale e mi sono già messo d’accordo con lei per una sua pre­stazione a casa mia. Non vedo l’ora di poterla vedere lei così fulva di capelli e lattea di carnagione nuda accanto alla bellezza bruna di mia moglie, tutte e due stese su lenzuola di seta nera.
Comunque sia, di una cosa sola sono certo, che Anna è mia, sono io che l’ho forgiata, è una mia creatura e non posso pensare a un futuro da trascorrere da solo o con un’altra donna.
Nessuna, nessun’altra è come lei. Nessuno me la può allonta­nare, nessuno me la può rubare.
Devo farglielo capire meglio, il mio è un grande amore e non potrei mai rassegnarmi a perderla. Dio! come vorrei che riuscisse a capire a fondo i miei sentimenti.
Se solo riuscissi a farle sentire che cosa vuoi dire amare qual­cuno per quello che è, mi accetterebbe, come io ho accettato lei, e il nostro amore così speciale, così unico, sarebbe salvo, potrebbe diventare adamantino, indistruttibile, eterno.
Ma per rendere un amore eterno, forse non basta accettare o “amare per amore dell’amore”, forse si deve andare oltre, supe­rare i limiti limitanti della vita e passare attraverso le soglie della morte.

mardi 26 octobre 2010

Ministère Amer





Ministère A.M.E.R. - Un été à la cité
(album "95200", 1994)

Passi
Sarcelles-Garges, 11 heures, le soleil brille, brille, brille.
Je me lève tard tant pis, je chercherai du taf lundi
J'allume ma stéréo sur du lid-so,
Le temps de regrouper mes idées avant ma série préférée.
Je vais me doucher déjeuner et mettre mon nouveau Lacoste pour flamber.
Oh merde qu'est-ce que je vais encore fout'de ma journée.
Les bécanes font un bruit à réveiller un mort.
La capitale des lascars n'est pas tranquille pour un mec qui dort.
Cette nuit, j'ai fait un rêve à vrai dire un cauchemar,
Faut que j'écrive ça fera sûrement un rap pour plus tard.
Il est midi, la chaleur fait monter chez moi l'odeur du "chep" et cantonnais du deuxième,
Le couscous et colombo du troisième mélange au saka saka du quatrième.
Comme le dit Jacques Chichi décontracté à chaque étage,
Ça sent la bouffe, une vie de louf.
Dans mes escaliers tout le monde a signé, d'autres ont pissé,
Des chiens ont chié. Il n'y a plus de respect
Donc la gardienne gueule sa mère, fait des simagrées.
Ma famille crie : trouve un métier. Je dois m'évader.

Il est 13 heures je descends faire du biz dans le quartier.
Un mec de la base propose un putain de plan naze.
Ce chien-pédé-enculé a du me prendre pour un toxico.
De plus eu plus crevards tous prisonniers de la nai-mo.
Dur, dur de penser au cachot alors qu'il fait chaud.
On surveille ses arrières pour ne pas se faire serrer, c'est ça un été à la cité

Stomy
14 heures, le soleil brûle sa mère. On pourrait fondre du cobalt.
Moi et mes sauces, on grille nos culs de nègres sur l'asphalte.
Ceux en galère de femmes ou allergiques à Paname
Restent se faire de l'argent dans la dinam.
Messieurs, mesdames, attendre par ce temps c'est chiant.
On se raconte des histoires d'avant, du bon vieux temps,
Comme si on avait cinquante ans.
Quelques flics s'arrêtent, font du cinéma pour montrer aux français
Qu'ils peuvent entrer dans les cités.
Mais quand il y a du dawa Vous avez appelé la police ?
Ne quittez pas. En voyant passer les raclies de la te-ci
Je pense à celles parties au pays. Elles vont revenir cramées,
Bondas bronzées, bondas bombées.
Elles seront trop bonnes, elles voudront qu'on leur donne.
Et le Dieu Vacances les aura changées en cochonnes.
Certains ont repris le ballon, se prennent pour des champions.
Faux goumés pour s'amuser en même temps pour se tester.
Le marchand de glaces passe.
Petits négrillons et bougnoules ne tiennent plus en place.
Kalis après kalis. Seize après seize. Nistoires sur les mecs qui pèsent.
Histoires de baise.
On ne voit pas le temps passer, normal, ti mal, c'est ça un été à la cité.

23h30, les boutiques ferment. On fait les comptes.
Bonne journée. Ca te tente ?
Certains veulent faire nocturne.
Parler, rigoler, crier (au clair de la lune), jouer à chat policier.
J'ai déjà donné. Je vais dérouler Blanka
Pendant que les stokmas de deux en tee-shirt ont froid.
Les petits du haut de leur fenêtre nous guettent et veulent en être.
Avant qu'un trou du cul de cocu nous tire dessus,
Je m'arrache, le temps de yégri des vilcis,
Savater des camés qui viennent traîner dans le quartier.
Je ne sais pas ce que vous foutez,
maintenant vous savez comment se passe un été à la cité.

Passi
Minuit direction le camion pour s'envoyer un guèse.
Tard le soir, là où la chiré pèse.
Vannes sur vannes chacun prend sa part.
Les sauces en savent beaucoup et le remettent sur le trottoir.
On vit au jour le jour on a fait du profit. C'est une putain de saison.
L'heure du sommeil pousse le désir des chattes.
Donc certains escaladent pour dormir chez leurs rates ou chez la tienne.
Toute façon l'été on tâte les tétés en chaleurs sont les chiennes.
Une heure, fatigué, je rentre à la case, tandis qu'à la télé rien que du naze,
Je vais me coucher. Encore un jour où j'étais goût-dé.
Demain la même journée. Oui ça c'est un été à la cité

jeudi 26 février 2009

Avez-vous vu?



Moi non, mais la bande annonce est intéressante.
Je sors chercher le dvd.

lundi 29 décembre 2008

Souvenirs cairotes

Quelque photos de vacances, histoire de rêver...

Elles aussi, elles rêvent. Mais de quoi?



Lui aussi il rêve, mais d'un steak, probablement.



Et pour mes rêves érotiques, un boucher cairote.



Ensuite, un artisan cairote, et son assistant(e?)



Lapins cairotes proches de l'égorgement, dans le souk derrière l'université al Azhar...




Le Nil, assez grandieux, on se sent presque à Paris



Exemplaire typique de taxi, dans la nouvelle ville




Trafic cairote




Un exemplaire rouge flamboyant de Fiat Ritmo, je n'en voyais pas depuis au moins vent ans, c'était la voiture de mon oncle Franco, paix à son âme, il a grandi en élevant des cochons dans le brouillard et les rizières du versant lombard de la plaine du Pô, les porcheries sont actuellement la maison où habite ma sœur. (Renouvelées et transformées en villa bourgeoise, je veux dire - évidemment).
Des vieillies Fiat qui m'ont rappelé mon enfance, le Caire en est pleine. Certaines ont gardé l'ancienne plaque italienne en dessous de l'actuelle plaque arabe, mais l'air est trop pollué pour qu'on reste au bord de la route photographier des anciennes Fiat.
En tout cas, cela m'a émue de revoir la voiture de oncle Franco, qu'il repose en paix. Avec lui et dans cette voiture, j'ai passé les pires vacances de ma vie, dans la basse montagne piémontaise, un été, j'étais très jeune et nous nous promenions avec ma tante dans la Ritmo rouge qui émettait un sifflement sinistre lors que tu accélérais au dessus de 70KM. Je mourais de honte. La voyant circuler au Caire, j'y repense comblée de tendresse.




Un des nombreux building cairotes au bord du Nil, dans le quartier autour du Sofitel. Complètement vides et abandonnés, solitaires, tristes. Quelle est la raison de cet abandon? Les habitants semblent les avoir quitté en vitesse, ne pouvant que ressembler leur effets personnels. Tremblement de terre, alerte attentat, risque d'écroulement, magouilles dans les permis de construction? Qui sait.







Nous voici maintenant respirer en plein quartier musulman. Ambiance traditionnelle, musique et animation toute la nuit dans les restaurants de la place Al Hussein, juste en dessous de ma modeste chambre d'hôtel - si que ce matin me reveillant dans la paix fivoise j'ai senti le silence envahir ma chambre...

La vue de mon balconnet, un vendredi midi juste avant la prière, on prépare les tapis au cas où la mosquée soit pleine, et on ouvrira (c'est automatisé en réalité, ça marche avec la lumière du soleil) les parasols géants ...





Les escaliers de l'hôtel (l'ascenseur marche aussi, mais on se retrouve en gênant tête à tête avec un chasseur d'hôtel en blouse verte qui te regarde avec des grands yeux, rêveur...)



La chambre d'hôtel...



Cuisine de l'hôtel...non, je rigole: cuisine abandonnée en pleine rue, sous une arcade.



Le bel Islam.









école pendant la recréation, les écoliers sont heureux de poser, la femme en hijab noir un peu moins




La boutique où j'ai acheté mes cadeaux...je m'y suis rendu un après-midi vers trois heures, et le propriétaire n'était pas là (chaise vide), il était parti à la mosquée prier. J'ai longtemps attendu. La boutique était ouverte. J'ai pu m'y promener et choisir mes objets en tout silence et tranquilité. Gardait la boutique une marchande de citron située en face à quelques mètres, c'est elle qui m'a expliqué que le type était parti...imaginez-vous de laisser votre boutique ouverte pendant que vous n'êtes pas là ici en Europe. Que trouverez-vous au retour?



Pour finir, une 'salle de cours' à l'université Al-Azhar, le soir à l'heure de la prière du soir. On se croirait à l'époque d'Averroès. Ca change de Paris Jussieu, non?



Et tellement d'autres souvenirs et rêveries dont j'ai plein le cœur.

Revenons maintenant à notre beauté par erreur.

dimanche 19 octobre 2008

samedi 23 août 2008

MAMA/NON MAMA?



Tant pis si c'est non.

Voici ma revanche.



Encore des chansonnettes





Voir du monde me fait du bien.
Les mystiques disent – les gens, c’est le danger
c’est qu’ils sont mystiques
quant à moi, voir du monde aujourd’hui m’a fait du bien. Parler, écouter, jamais être d’accord. Rentrer et avoir peur, à la maison toute seule, de me replonger en toi, au fond de moi encore toi

ai déjeuné avec J, et nous avons eu une conversation intéressante. Il m’a même demandé comment va mon livre. J’adore les gens qui me demandent comment va mon livre. J’aimerais ne jamais les décevoir, en un sens donc ne jamais le terminer, ce livre. Comme ces vieilles figures romantiques et pathétiques qui remplissent leur archives d’écrits inachevés comme on remplit un vase de marguerite. Pour décorer son intérieur, et faire pourrir des fleurs devant tes yeux, à cause de ta paresse.
En littérature comme en amour, je m’élance et puis je recule.

Toi, tu es ma seule réussite, mon unique œuvre achevée, mon imposant échec – l’échec de ceux qui tentent et qui échouent, et qui n’ont pas fait économies d’efforts, ni de souffrance. Et si on voit dans l’achèvement une forme d’imperfection, une mise en acte qui rend impure la sacralité de ce qui n’est pas réalisé en ce monde, nous sommes alors les plus parfaits des amants. Car nous savons que les retrouvailles ne sont ni proches ni lointaines : elles sont juste au tournant de chaque chemin que nous parcourrions en ce monde. Chaque pas m’amène à toi. De moi, tu fuiras à chacun de tes pas.
Cela m’a fait plaisir de rencontrer D. Elle est belle et fragile, j’adore ses petites ridules autour des yeux. Elle a mon âge. Elle ne me ressemble pas. J’aime sa fragile beauté qui nécessite d’un homme pour retrouver ses raisons d’être. Je voudrais être l’homme dont elle nécessite.
Rencontré aussi A., et M. Des frères. Parlé un peu vie, religion, déception.
Je termine par te parler manque, à présent.
Vus des beaux film d’amour, les derniers soirs. En t’attendant, je matte des bons film d’amour. Des histoires qui se terminent par la mort. Des histoires vraies. Des engagements, des vraies errances. (Le Professeur de Valerio Zurlini, Romance de Catherine Breillat, Noce blanche de Jean-Claude Brisseau, avec Vanessa Paradis dans le rôle d'une gamine surdouée qui fait tomber dans ses filets un presque vieux et sage professeur de philosophie...).
Tu me manques, mon chien, mon ivrogne. Ton errance n’en est pas une. La mienne, immobile, résulte enfin plus efficace que la tienne. La preuve, c’est que mon adoration est intacte. Mon engagement ne change pas. C’est la guerre. Un obus appelé toi a creusé un fossé entre moi et l’espoir, entre le monde et moi. Lors que je parle aux gens, je voudrais leur dire – vous parlez à un mort, vous parlez à un fantôme, mon corps n’est pas ici avec vous, il est avec lui, il est dans le creux de notre lit, il est dans mon faux sommeil à coté du sien qui en est un vrai, un sommeil sec d’ivrogne. Mon repos, mon réveil, j’ai tout laissé en ces mains impures. Mes gens, c’est lui. Mon danger, c’est lui.

Bonne soirée, les gens. Rideaux.

ma tête, ce soir

ma tête, ce soir

Accouplé à la peur
entre la vie et le vide

le cou engendre le couteau

et le Coupeur de têtes
suspendu entre la tête et le corps

éclate de mou rire

(Ghérasim Luca, A gorge dénouée)

de quoi Elise est-il le nom?

nous sommes nombreux mes frères